Archive agosto 2018

ANSA: Comunicato Stampa Avviata la Petizione per fermare l’autonomia selvaggia delle regioni del nord –


COMUNICATO STAMPA  – AVVIATA PETIZIONE 

XlaCalabria – Movimento di partecipazione popolare .

Partita la petizione contro l’autonomia selvaggia delle regioni del Nord che  puntano a trattenere tutto il residuo fiscale. Firme da tutto il mondo

Proponente dell’appello ai presidenti della Repubblica, delle Camere, ai parlamentari, ai cittadini tutti, è il professor Gianfranco Viesti, docente di economia cui si devono gli studi più interessanti degli ultimi decenni sulla Questione meridionale, e una serie di libri destinati non solo alla circolazione accademica, ma soprattutto al grande pubblico, perché sia alla portata di tutti la conoscenza delle ragioni vere e dei modi di creazione e mantenimento del divario Nord-Sud (uno per tutti: “Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce. Falso”).

La petizione lanciata dal Prof. Giancarlo Viesti e da decine di altri  docenti universitari, scrittori  ed economisti ha raccolto in poche ore le prime 1.000  firme. 

XlaCalabria.it  (Movimento di Partecipazione Popolare ) invita a firmare la petizione on-line tutti i calabresi che hanno a cuore le sorti della Calabria.

Da settembre saranno inoltre organizzati banchetti in tutte le piazze della Calabria per far comprendere a tutti i rischi che corrono i calabresi e tutti i meridionali con l’approvazione di queste proposte di legge oscene che provengono (per il momento) da Veneto, Lombardia ed Emilia Romanga .

Ecco i link contenente la petizione completa ed il modulo  per firmare su :

CHANGE https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

 

I riferimenti di XlaCalabria.it

https://www.facebook.com/TerroniCalabria/
https://www.facebook.com/groups/245600985911064/

 

Testo della Petizione:

Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diverse. Ma nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo denire eversiva, secessionista.

  • Per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regioni per le nuove competenze, la Regione Veneto propone di calcolare i “fabbisogni standard” in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca. Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione. Non solo: per raggiungere questi risultati discriminatori, si sfrutta un vuoto normativo denunciato più volte dalla Corte costituzionale: dal 2001, infatti, nessun Governo ha trovato il tempo di definire i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti. E se non si sa “quanto costano” i LEP, come si può stabilire l’entità delle risorse da assegnare alle Regioni per garantirne il godimento ai cittadini? Ove si procedesse all’incontrario, ovvero: prima trasferire risorse alla Regioni, poi stimare il costo dei LEP, qualcuno potrebbe accaparrarsi più del necessario senza che sia evidente a chi lo stia togliendo. È inaccettabile che in diciassette anni non si sia fissato il valore dei LEP, a vantaggio di tutti i cittadini italiani, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi.
  • La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall’offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitari, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il
    personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche. E altro, perché l’elenco è incompleto. In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe
    meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese.
  • La Regione Veneto propone pure che il Parlamento dia una delega totale e al buio al Governo e che tutte le decisioni siano prese da una Commissione tecnica Italia-Veneto. Secondo la Costituzione non può essere così: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell’Italia. Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata
    (oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione). Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione, che riguarda tutti, sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere.

Pertanto i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Presidente della Repubblica e ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati

  • che ai parlamentari sia garantito il diritto-dovere di intervenire in tutti i passaggi della procedura su una questione fondamentale, con una approfondita discussione e analisi nelle Camere e che, contemporaneamente, sia garantito il diritto dei cittadini a essere informati dettagliatamente e costantemente, attraverso la tv pubblica, il coinvolgimento di esperti indipendenti e il confronto fra tesi diverse;

i sottoscritti cittadini italiani, in secondo luogo, chiedono ai parlamentari di tutti gli schieramenti

  • che nessun trasferimento di poteri e risorse a una Regione sia attivato finché non siano definiti i “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (art. 117, lettera m della Costituzione); e che il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni sia ancorato esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza.

 

Gianfranco VIESTI, docente di economia, Università di Bari;

Vito TANZI, già docente università di Washington e dirigente Fondo monetario internazionale;

Piero BEVILACQUA, già docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma;

Antonio GIORDANO, oncologo, docente alla Jefferson University di Philadelphia Pennsylvania, United States, docente di anatomia patologica all’Università di Siena.

Albina COLELLA, docente di geologia, università della Basilicata;

Domenico CERSOSIMO, docente di economia università della Calabria;

Vittorio DANIELE, docente di economia, università Magna Grecia;

Paolo MALANIMA, docente di economia, università della Magna Grecia;

Isaia SALES, docente di storia delle mafie, Suor Orsola Benincasa di Napoli;

Marta PETRUSEWICZ, docente di storia moderna, università della Calabria;

Saverio RUSSO, docente di storia moderna, università di Foggia;

Giuliano VOLPE, docente di archeologia, università di Foggia;

Francesco BENIGNO, docente di storia moderna, Scuola Normale Superiore di Pisa;

Alfonso CONTE, docente scienze politiche, università di Salerno;

Ettore BOVE, docente economia politica, università della Basilicata;

Nicola OSTUNI, docente di storia economica, università Magna Grecia;

Nicola GRASSO, docente di diritto costituzionale, università del Salento;

Guglielmo FORGES DAVANZATI, docente di economia, università del Salento;

Giuseppe GANGEMI, docente scienze politiche, università di Padova;

Roberto VERALDI, docente di sociologia, università di Chieti;

Eduardo LAMBERTI CASTRONUOVO, docente di etica dell’informazione alla Mediterranea di Reggio Calabria;

Giancarlo COSTABILE, docente di storia della pedagogia, università della Calabria;

Pietro DALENA, docente di storia medievale, università della Calabria;

Charlie BARNAO, docente di sociologia, università Magna Grecia;

Carlo IANNELLO, docente di diritto pubblico, università Vanvitelli;

Antonio IAVARONE, M.D., Department of Neurology and Institute for Cancer Genetics, Columbia University;

Marco PLUTINO, docente di diritto pubblico, Università di Cassino;

Erasmo VENOSI, fisico nucleare, consulente su impatto ambientale e sostenibilità economica grandi opere;

Mila SPICOLA, docente e consulente del Miur;

Alberto LUCARELLI, co-direttore della rivista “Rassegna di diritto pubblico europeo”;

Giovanni SINISCALCHI, avvocato;

Sergio D’ANGELO, operatore sociale, presidente Gesco;

Pino APRILE, giornalista e scrittore;

Maurizio DE GIOVANNI, scrittore;

Mimmo GANGEMI, scrittore;

Domenico IANNANTUONI, ingegnere e scrittore;

Nicola MANFREDELLI, giornalista, direttore Parco della Grancia;

Lino PATRUNO, giornalista e scrittore;

Raffaele VESCERA, giornalista e scrittore;

Michele Eugenio DI CARLO, Società di Storia Patria;

Paolo SPADAFORA, economista

 

Autonomia selvaggia delle regioni Padane: Oliverio e Fragomeni si piegano al volere del Leghista presidente del veneto Luca Zaia?

Oliverio e Fragomeni si piegano al volere leghista del presidente del veneto Luca Zaia? 

La Camera ha appena approvato il cosiddetto “decreto dignità” inviso agli imprenditori, tanto che quelli lombardi-veneti erano pronti alla guerra…ma, opportunamente (come scrive Marco Esposito sul Mattino) dai vertici leghisti è partito l’ordine di “ingoiare questo bocconcino amaro” perchè a breve stapperanno milioni di bottiglie di prosecco per festeggiare l’approvazione dell’autonomia fiscale.

Come Movimento stiamo sul pezzo ormai da tanto tempo, abbiamo seguito il deposito del disegno di legge Calderoli 518, seguito dalla proposta Zaia (in accordo col ministro Stefani), abbiamo scoperto l’accordo fimato il 28 febbraio 2018 dal sottosegretario Bressa (PD) ad appena 4 giorni dalle elezioni politiche.

In tutto questo dobbiamo denunciare il silenzio delle istituzioni regionali calabresi che non rendendosi forse conto della gravità della situazione, giocano, come al solito, a nascondino.

La Regione Calabria, finalmente, manda alla conferenza Stato-Regioni un assessore (anziché il solito “consigliere del presidente”). Purtroppo, però,  l’Assessore Fragomeni è andato col cappello in mano . Si legge infatti sul sito istituzionale dell’assessorato “Fragomeni: garantire la redistribuzione interregionale delle risorse”!

 

Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Toscana chiedono “ampia autonomia fiscale trattenendo il 90% delle risorse nella regione” causando un decremento di oltre il 60% dei contributi ai diversi fondi di solidarietà interregionali, e l’Assessore invece di alzare la voce, mobilitare i parlamentari calabresi (in maggioranza 5 stelle ed anche questi sono silenti), montare la protesta popolare, cosa fa? Chiede “la garanzia del finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni nelle regioni con minore capacità fiscale”. Roba da non crederci!

Ma prima di andare a Roma, lassessore Fragomeni  ha letto qualcosa sull’autonomia differenziata?

“Perché l’autonomia differenziata è pericolosa per il Sud? Perché in base alle bozze di accordo, quando si trasferisce una materia dallo Stato alla Regione solo il primo anno vale la regola saggia che i soldi che spendeva il governo centrale passano in pari misura alla Regione. Dal secondo anno quella cifra si ricalcola in aumento sia contando, com’é giusto,  i bisogni reali dei territori sia aggiungendo come criterio extra il gettito dei tributi maturati sul territorio regionale in proporzione al totale nazionale. I tributi, cioé le tasse, le pagano soprattutto i ricchi, per cui il meccanismo garantirà alle aree agiate più soldi e quindi maggiori servizi per istruzione, protezione civile, beni culturali e ambientali e un’altra ventina di materie.
E non è finita: il furto al Sud è agevolato perché manca la legge che definisce i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale previsti in Costituzione. Se non c’è il livello minimo, quando sposti soldi da un territorio all’altro non sai se hai intaccato un diritto fondamentale”. (Marco Esposito – il Mattino 3 Agosto 2018).

Assessore Fragomeni, un consiglio per la prossima volta che rappresenti i calabresi in conferenza Stato-Regioni: studia per bene la materia, perchè lì, in conferenza, i leoni veneti, lombardi, emiliani, toscani, liguri, arrivano con il fior fiore dei migliori azzeccagarbugli per fregare il Sud é farci credere che é giusto così. !

Chiedere “la garanzia del finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni nelle regioni con minore capacità fiscale”  (quello che ha chiesto la Fragomeni in Conferenza) quando gli stessi LEP non sono definiti per legge e quando le proposte del nord mirano a determinare i fabbisogni in base al criterio del gettito fiscale maturato all’interno della Regione (chi paga più tasse ha più diritti) in altre realtà determinerebbero immediatamente il defenestramento di questo assessore!

Ma siamo in Calabria e accanto all’autogol clamoroso determinato dall’ignoranza della materia da parte dell’assessore, purtroppo dobbiamo denunciare il silenzio anche da parte del Governatore Oliverio.

Il 2 Agosto scorso, timidamente, il Consigliere Orlandino Greco (della lista Oliverio Presidente) ha rilasciato una dichiarazione. Greco che è da sempre favorevole all’autonomia oggi si accorge finalmente che non è buona. Ma una rondine non fa primavera.

Vorremmo sapere da Oliverio cosa pensa dei progetti di legge delle regioni padane per la distruzione del sud e della Calabria in particolare che, dati alla mano della capacità fiscale pro-capite 2015 (gli ultimi disponibili ufficialmente) occupa l’ultima posizione in classifica e che, quindi, sarà la più bersagliata in termini di livelli essenziali di prestazioni che saranno visti al ribasso di oltre il 60% rispetto a quelli attuali.

La Calabria può e deve essere protagonista è fermare la disgregazione del paese.

Chi insegue e scimmiotta  le regioni del nord formulario improponibili regionalismi differenziati anche per la Calabria,  dimostra che non ha capito nulla di quello che sta accadendo.

LA CALABRIA DEVE DIRE NO E  BATTERSI IN OGNI SEDE CONTRO  QUALSIASI FORMA DI REGIONALISMO DIFFERENZIATO E PRETENDERE DALLO STATO E  DALL’EUROPA IL RIPRISTINO DEI DIRITTI E DEI SERVIZI ESSENZIALI.

I progetti preliminari con le regioni sono stati firmati il 28 febbraio dal Governo Gentiloni (il governo dello stesso partito del Governatore Oliverio) ed entro la fine dell’estate Salvini conta di approvare i progetti definitivi in consiglio dei ministri. Poi la strada sarà tutta in discesa. Ma il parlamento è sovrano e può bocciare questa porcata celtica.
I parlamentari del Sud possono unirsi e bocciare questo provvedimento. Ma purtroppo nessuno parla di questo argomento.

Cosa farà ora Oliverio? E’ disposto a venire a manifestare davanti al parlamento contro questa rivoluzione antisud imposta dalla lega? O manderà l’assessore Fragomeni ?
Cosa faranno tutti i parlamentari calabresi a prescindere dalla lista in cui sono stati eletti?
Chiunque viene eletto in Calabria non può votare contro la Calabria per il sol motivo di obbedire alle direttive di partito!!

il Movimento Agenda Sud “x la Calabria” aspetta risposte dal Pd Calabrese, dai 5 Stelle calabresi, da Forza Italia Calabrese e dai Fratelli d’Italia calabresi e da tutti gli altri.

Ci Auguriamo che non vogliano essere ricordati come quelli che hanno staccato la spina delle macchine che alimentano un malato terminale per decretare la morte di una regione già gravemente malata per anni di malapolitica.

Come Movimento, insieme ad altri movimenti, ci stiamo organizzando per  una MOBILITAZIONE IN  TUTTE LE PIAZZE DELLA CALABRIA e del SUD insieme al  COORDINAMENTO DEI MOVIMENTI MERIDIONALISTI.